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Cenni storici:
Teramo è l'antica Interamnia (tra due fiumi)
Praetutiorum. Se la sua storia preromana è piuttosto confusa molte,
invece, sono le testimonianze romane. Durante il medioevo fu annessa al
ducato Longobardo di Spoleto; nel 1156 venne distrutta da un incendio
per ordine del normanno Roberto conte di Loretello e poi ricostruita dal
vescovo Guido II. Soggetta al dominio svevo, nei secoli XIV e XV fu angustiata
da rivalità tra famiglie locali che si placarono quando Francesco
Sforza impose la sua autorità (1438-43). Fu sotto Alfonso d'Aragona;
per breve tempo affidata alla famiglia Acquaviva, ritornò quindi
alla monarchia aragonese. Occupata dai Francesi nel 1798, si ribellò
a Murat nel 1814; fu poi inclusa nel Regno delle Due Sicilie per seguire
così la storia dell'unità d'Italia.
Piazza Martiri della Libertà
Nel cuore della città vecchia, tra Piazza
Martiri della Libertà e Piazza Orsini, si erge la Cattedrale,
dedicata a S. Bernardo, dall'originale e complesso impianto; fu
iniziata per volere del vescovo Guido II nel 1158, dopo la distruzione
del 1153 della precedente cattedrale di S. Maria Aprutiensis; i
lavori proseguirono con alterne vicende fino al XV sec. In seguito
fu arricchita al suo interno da una sontuosa veste barocca, cancellata
poi dal restauro degli anni '30 che le ha restituito il suo originario
aspetto. In facciata sono riconoscibili le fasi salienti della sua
edificazione: nella parte inferiore (Xll sec.), sulla nuda cortina
della facciata, spicca il ricco portale romanico di Diodato Romano
(1332). Sono aggiunte gotiche l'alzata di mattoni a spina di pesce,
con relativa merlatura a volo di rondine, al sommo del coron amento
orizzontale, e la ghimberga (seconda meta del '400) riccamente lavorata
che, estendendosi in altezza, tentava di correggere lo sviluppo
orizzontale dell'impianto romanico in quello verticale, tipicamente
gotico. Tra le sculture di arredo della facciata da notare, al sommo
dei leoni stilofori del portale, l'Arcangelo Gabriele e l'Annunciata,
opere di Nicola da Guardiagrele. Il campanile, a pianta quadrata,
e stato ultimato nel 1493 da Antonio da Lodi (autore di altri campanili
in Abruzzo), a lui si devono: lo slanciato corpo ottagonale con
bifore e decori a maiolica e la svettante cuspide finale.
La parte posteriore della chiesa presenta un'altra
facciata (XIV sec.) realizzata, forse, in previsione di un ribaltamento
dell'ingresso dell'edificio, in relazione ad uno sviluppo verso ovest
della città. L'interno a tre navate è romanico nella parte
anteriore, gotico in quella posteriore con slanciate arcate ogivali; ai
piedi della scalinata del presbiterio si trova sulla destra un bel pulpito
e sulla sinistra un candelabro pasquale. Ma, vero gioiello della cattedrale,
è il Paliotto d'argento, stupenda opera eseguita tra il 1433 e
il 1448 da Nicola da Guardiagrele; consta di 35 pannelli divisi in quattro
ordini, che illustrano episodi della vita di Cristo e scene sacre. Alla
parete destra del presbiterio è un'altra pregevole opera: il polittico
con l'lncoronazione della Vergine nella cui parte sottostante e raffigurata
la città di Teramo e, tra gli oranti, il ritratto di Nicola da
Guardiagrele e quello dello stesso autore: lacobello del Fiore; ai lati
ancora figure di santi e profeti; il tutto è racchiuso entro una
raffinatissima cornice gotica in legno dorato e intagliato. II fianco
destro della cattedrale guarda il Palazzo del Municipio che è stato
edificato alla fine del secolo scorso, inglobando in facciata una sobria
loggia del 300 con volte a crociera, destinata un tempo al mercato
e alle adunanze del Parlamento. Prospetta sulla medesima piazza anche
il Palazzo Vescovile il cui primo impianto risale al XIII sec. La facciata
principale si fregia anch'essa di una raffinata loggetta trecentesca.
Sulle vestigia dei Romani
La Teramo romana, Interamnia Praetutiorum,
si estendeva dall'attuale Largo delle Grazie, ad est, a Piazza Martiri
della Liberta, ad ovest, dove un fossato tra i due fiumi Vezzola
e Tordino, Ia difendeva naturalmente. Ancora oggi è possibile
ammirare le testimonianze architettoniche di quel passato. Infatti,
immediatamente nei pressi della cattedrale, si trova l'Anfiteatro,
datato III/ IV sec., che misurava un perimetro di 208 m.; parte
delle mura in laterizio sono visibili lungo il fianco sinistro della
cattedrale in Via S. Bernardo, in Via Irelli e nel cortile dell'attuale
Liceo artistico, il cui edificio ha assecondato, in parte, Ia forma
ellittica del monumento romano. Più maestoso è il
Teatro del 30 a.C.; Ia cavea misurava 78 m di diametro e poggiava
su 20 arcate in travertino, di cui due sono ancora ben conservate;
all'interno la struttura è in tufo e laterizio; oggi il teatro
è utilizzato come spazio per manifestazioni culturali e sportive.
Le chiese di S. Getulio, S.
Antonio, S. Maria delle Grazie
La chiesa di S. Getulio, in Via Antica Cattedrale,
sorge sui pochi resti della cattedrale di S Maria Aprutiensis del Vl sec.,
eretta in forme bizantine su preesistenze romane e distrutta, insieme
al resto della città, nel 1155 dal normanno Roberto conte di Loretello.
Al suo interno si può ammirare, a testimonianza della chiesa bizantina,
Ia bella galleria a trifora formata da tre archi poggianti su colonnine
di cipollino e capitelli marmorei corinzi, provenienti, probabilmente,
dall'edificio sottostante alla chiesa del quale è visibile il pavimento
a mosaico. Su Largo Melatini prospetta la chiesa di S. Antonio che, dell'originaria
costruzione romanico-gotica (XIII-XIV sec.), conserva il bel portale romanico,
le tre monofore lungo il fianco sinistro e l'alta bifora absidale duecentesca
con colonnine tortili, tramezzata da un architrave. L'interno è
barocco. In corrispondenza della parte absidale prospetta la casa dei
Signori di Melatino, una casa medioevale due-trecentesca, sebbene rimaneggiata
nel XV sec. Due delle quattro bifore del piano superiore hanno singolari
colonnine divisorie intorno alle quali e scolpito il serpente con testa
di donna che tentò Eva.
Il Santuario Madonna delle Grazie, originato
dall'accorpamento di una chiesa e di un convento delle monache benedettine,
fu ingrandito nel XV sec per ospitarvi i frati Minori che vollero
impreziosirlo con la bella Madonna col Bambino, opera in legno policromo
attribuita all'autorevole Silvestro dell'Aquila, custodita ancora
oggi all'interno della chiesa a croce latina con affreschi di fine
ottocento di Cesare Mariani. La facciata del 1920 è in stile
pseudoromanico-rinascimentale.
La Pinacoteca
Piccola ma interessante la Pinacoteca
che, insieme al Museo Civico, è situata nella Villa Comunale;
custodisce interessanti dipinti di scuola teramana e abruzzese (Giacomo
da Campli, il Maestro dei polittici crivelleschi), di scuola napoletana
del XVII e XVIII sec e di scuola romana. Vi si trova anche una collezione
di ceramiche di Castelli (XVII /XIX sec).
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