|
|
|
Il rapporto con una natura ancora in larga parte incontaminata esaltato dal primato di essere la regione più verde d’Italia, ha favorito il diffondersi di una delle più antiche e nobili arti agricole: l’apicoltura. La fortunata conformazione orografica dell’Abruzzo, il succedersi di elevate montagne, di altipiani, di valli e l’influenza mitigatrice del mare hanno concesso una ricchezza di paesaggi che offrono una eccezionale profusione di essenze mellifere: si spazia dai pascoli ricchi di fioriture montane ai frutteti della costa e alle più tipiche essenze mediterranee. Sarebbe davvero un’impresa elencare le virtù del miele decantate fin dalla più remota antichità. Di citazioni storiche e mitologiche è perfino possibile ritrovarne negli antichi papiri egiziani.Del resto il miele fino al 1700 è stato il dolcificante più diffuso, soppiantato in seguito dalla diffusione della canna da zucchero in America e dal meno costoso zucchero estratto dalla barbabietola. Contrariamente allo zucchero che è un dolcificante dalle proprietà energetiche, il miele ha anche la qualità di essere un alimento: è composto infatti da glucosio e fruttosio che vengono assorbiti dal nostro organismo senza che l’apparato digerente debba compiere alcuno sforzo per l’assimilazione; in esso sono presenti numerose vitamine e fattori di crescita, è ricco di sali minerali, fattori ormonali, antibiotici naturali, enzimi, amminoacidi essenziali e proteine. È quindi un alimento poliedrico che svolge una generale, benefica azione, sull’organismo. Gli apicoltori abruzzesi, consapevoli da sempre delle sue virtù, hanno puntato alla salvaguardia delle qualità diete che indirizzandosi sulla produzione di miele- vergine.Con questa dicitura ci si riferisce ad un prodotto che non è stato sottoposto a manipolazioni e trattamenti di sorta, conserva inalterate le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche ed è consumato così come lo fanno le api. Bisogna diffidare di quei mieli che rimangono sempre fluidi (a meno che non si tratti di quello di acacia o di abete) poiché sono stati sottoposti a trattamenti termici che ne hanno alterato la maggior parte dei principi nutritivi trasformandolo in una soluzione zuccherina priva di qualsiasi valore alimentare.Distribuiti in maniera capillare,operano in Abruzzo oltre 450 produttori di miele che dispongono di circa 25.000 arnie; dalla laboriosa attività delle api si ottiene un ampia gamma di tipi di miele: si spazia dai mieli di sulla, lupinella, acacia e millefiori di alta e media montagna, essenze tipiche della flora abruzzese, fino ai mieli di eucalipto, agrumi, girasole e vari altri, ottenuti dall’apicoltura “transumante” cioè la pratica di trasportare le arnie laddove la fioritura in corso rende disponibili grandi quantità di nettare e polline.La preziosa opera bottinatrice delle api contribuisce notevolmente all’impollinazione dei fiori avvantaggiando, di conseguenza, la produzione. E infatti consuetudine di molti agricoltori richiedere le arnie nei frutteti durante la fioritura affinché l’opera impollinatrice di questi insetti incrementi il raccolto.Basti pensare che la produzione di un chilo di miele richiede un lavoro di circa mille api per l’intera durata della loro breve vita, durante la quale percorrono in volo una distanza complessiva pari a circa sei volte il giro del mondo! La ricchezza di specie vegetali su cui le api svolgono l’attività bottinatrice determina produzioni di miele diverse per il colore, la modalità di cristallizzazione, l’odore, il sapore e per le proprietà benefiche svolte.Si spazia dall’azione benefica svolta sulle vie respiratorie dal miele di eucalipto a quella sull’apparato circolatorio del miele di castagno o a quella diuretica del miele di sulla o di regolatore delle funzioni intestinali di quello di acacia.
L' Abruzzo rivive nella specialità dolciarie quella espressione semplice e sincera della vita quotidiana. Nobili dolci portano al palato prelibatezza e sensazioni straordinarie, radicate da secoli in questa regione unica ed inimitabile. PARROZZO Tra le specialità dolciarie una menzione particolare merita il Parrozzo. L’antichissimo “Pane Rozzo” preparato dai contadini con il granturco, di forma semisferica e cotto nel forno a legna, la vocazione dolciaria di Luigi D’Amico e l’ispirazione di Gabriele D’Annunzio sono all’origine di uno dei più esclusi vi capolavori dell’arte pasticcera: il Parrozzo. Dopo la fine della prima guerra mondiale (il Marchio fu registrato nel 1924), Luigi D’Amico ebbe l’idea di trasporre il Pane Rozzo in un dolce prelibato, riproducendo il giallo del granturco con quello delle uova, aggiungendovi farina di mandorle e, mantenendo la forma semisferica, riprodusse lo scuro delle bruciacchiature caratteristiche della cottura nel forno a legna con una copertura di finissimo cioccolato fondente.Pur conservando il sapore ed il profumo di sempre, oggi viene prodotto in una modernissima linea per il confezionamento in atmosfera controllata che ha permesso di portare la conservazione del Parrozzo da un mese ad oltre quattro mesi, con conseguente possibilità di estendere il consumo a molte zone dell’Italia centrale e settentrionale e far conoscere il prodotto sui mercati di U.S.A., Canada e Australia. PAN
DUCALE
Altra specialità è il Pan Ducale creato intorno alla metà degli anni ‘60 da Pasquale D’Amano. D’Amano dalla personalità eclettica ma con una consolidata esperienza nel settore dolciario, prese la decisione di dare forma e vita ad un dolce che si richiamasse come contenuto alla tradizionale “Pizza alle Mandorle”, antica ricetta di Atri (Te) da sempre utilizzata, nelle ricorrenze festive, dalle donne del luogo, D’Amano, utilizzando gli stessi ingredienti delle massaie atriane, decise di dare una forma rettangolare a questo antico e delizioso dolce, il più apprezzato nelle mense dei Duchi d’Acquaviva: nacque così il primo “Pan Ducale”. IL PAN DELL’ORSO ED IL PANETTOQuando, con le prime piogge d’autunno, i pastori di Scanno lasciavano i pascoli estivi per condurre le greggi verso quelli più caldi, il paese faceva festa; i forni rimanevano aperti di notte e di giorno e le donne facevano del loro meglio per preparare dolci, pane, pizze e quant’altro potesse allietare la loro lunga permanenza lontani da casa.Tra i dolci si distingueva il “panello”, una focaccia a base di mandorle famosa per il suo sapore e perché in grado di mantenere a lungo la sua fragrante freschezza.La ditta Di Masso ha ripreso l’antica ricetta a base di: uova, mandorle ermelline, farina, fecola di patate, burro e miele, ed ha aggiunto un tocco di raffinatezza ricoprendo il Panello con uno strato fine di cioccolata fondente dando così vita al Pan dell’Orso.È nata una nuova versione del Pan dell’Orso con “gocce di cioccolata”, che non è ricoperto, ma contiene all’interno gustosissime gocce di cioccolata. La ditta Di Masso ha ripreso un’altra antica ricetta, quella del “Panetto”.Il Panetto è un dolce a forma di parallelepipedo a base di mandorle ed aromatizzato con lo zafferano dell’Aquila. LE PIZZELLEPizzelle, Ferratelle, Neole, Ciarancelle, Cancellette, Catarrette….sono alcuni dei tanti nomi usati per chiamare questo prodotto tipico della regione Abruzzo.Il nome Ferratele, deriva dal caratteristico ferro arroventato con cui ancora oggi viene data la cottura.Leggere, friabili, croccanti, le Pizzelle si adattano ai più svariati modi di degustazione: singolarmente diventano sfiziose, magari per colmare una piccola voglia; farcite con cioccolata, marmellata o crema, sono adatte per una merenda o uno spuntino diverso dal solito. Negli
ultimi tempi le Pizzelle vengono usate anche in gelateria per sostituire
le solite cialde o addirittura per farcirle direttamente con il gelato. |
|
AZIENDE
|