Tra i tanti prodotti alimentari tipici dell’Abruzzo un posto di rilievo occupa la pasta, famosa in tutto il mondo fin dagli inizi del 1900.Le ragioni di quello che oggi è considerato un miracolo economico vanno ricercate nella intraprendenza di alcune famiglie di Fara S. Martino e nella presenza di una risorsa che, per questo paese, ha rappresentato il bene più prezioso: il Fiume Verde che sgorga purissimo dalle pendici della Maiella. L’irruenza delle sue acque, negli ultimi anni del 1800 veniva impiegata per azionare le macine dei mulini a palmenti che producevano la semola per i primi pastai.Solo qualche anno più tardi queste stesse acque azionarono le turbine della prima centrale idroelettrica che diede inizio alla rivoluzione tecnologica all’interno dei pastifici.E’ ancora l’acqua, l’elemento fondamentale tra le materie prime che entrano nel processo di lavorazione, quella che rende la pasta abruzzese unica ed assolutamente inimitabile.L’attività di pastificazione, nata a Fara S. Martino, successivamente si è diffusa anche in diversi comuni limitrofi dove tuttavia continua a mantenere caratteri artigianali che conferiscono al prodotto elevati standard qualitativi .

In Abruzzo il primo pastificio nacque a Fara S. Martino ad opera di Felice Cipolla seguito, nel 1887, da quello di Filippo De Cecco che convertì l‘attività molitoria avviata dal padre in quella di pastificazione.Agli inizi il processo produttivo era piuttosto semplificato: l’impasto di semola e acqua, contenuto in una tramoggia , veniva spinto da una vite a pressione attraverso i fori di trafile diverse a seconda del formato prescelto.Gli "gnocchetti" e gli "spaghetti" erano, all’epoca, i formati più richiesti e la loro essiccazione veniva fatta all’aria aperta: i primi su appositi telai, i secondi su bastoni di legno. Dopo l’essiccazione il prodotto era pronto per la vendita.

Già nel 1880 la pasta di Fara S. Martino era conosciuta all’estero,soprattutto in Francia e negli Stati Uniti .Sempre a Fara S. Martino si costruì il primo sistema automatico di essiccazione della pasta che consentì di velocizzare enormemente i processi produttivi e di superare, inoltre, i problemi legati alla mancanza di buone condizioni climatiche per l’essiccazione del prodotto in alcuni periodi dell’anno in cui la produzione doveva essere sospesa. Dagli inizi del 1900 ad oggi sono stati innumerevoli i cambiamenti intervenuti relativamente alle modalità di realizzazione della pasta grazie soprattutto al progresso tecnologico di questi ultimi decenni che ha reso possibile l’adozione di attrezzature e macchinari estremamente sofisticati che hanno consentito la realizzazione di un prodotto eccellente nel quale sono preservate la qualità delle materie prime e quindi le caratteristiche organolettiche e il valore nutritivo del prodotto realizzato.

Quella che è nata come un’attività artigianale a Fara S. Martino ha trovato gli elementi necessari al successo che le ha consentito di acquisire le caratteristiche proprie dell’industria che ha saputo imporre a tutto il mondo un prodotto straordinario attraverso le sue grandi realtà produttive.Il benessere d’oggi ha sospinto la gran parte di noi ad un’ alimentazione ricca e varia ma spesso indirizzata verso un consumo smodato di proteine, grassi e zuccheri a scapito di pane, pasta e verdure. Tali disordini alimentari hanno creato i presupposti per il diffondersi delle classiche malattie moderne generando quindi il bisogno di recuperare un’ alimentazione più genuina.

Da quì la necessità di riabilitare i cereali integrali (cioè non raffinati) che diventano i rappresentanti non più di una cucina povera ma di una cucina salutare. Primeggia fra questi il farro che è stato il primo cereale conosciuto nella storia dell’alimentazione umana, conosciuto ed ampiamente apprezzato infatti già da etruschi, egiziani e romani. L’avvento di cereali più redditizi scalzò la coltivazione ditale alimento che però alla fin fine si prese la sua rivincita aven­do qualità salutari e nutritive rimarchevoli. La sua coltivazione infatti non necessita di concimazioni chimiche e trattamenti antiparassitari essendo una pianta molto rustica e resistente e che sfrutta quindi al meglio le nostre soleggiate ed asciutte colline dell’entroterra.Inoltre il farro è una ricchissima fonte di vitamine, fibre e sali minerali risultando quindi molto energetico ma al tempo stesso anche molto digeribile. La coltivazione di questo cereale è sviluppata un pò dappertutto nella nostra regione senza raggiungere notevoli estensioni, ma occupando man mano sempre meglio alcune aree marginali nelle quattro province.

Lo troviamo infatti nel teramano verso la zona di Torano, nell’aquilano nei comuni di Montereale, Carsoli e Perano, nel pescarese sulle colline di Corvara e nel chietino vicino Guardiagrele.Il farro propriamente detto (Triticum dicoccum) appartiene alla famiglia delle graminacee, si presenta con taglia alta e spiga grande, compatta ed in genere aristata.Queste spighe si staccano integralmente alla battitura e le cariossidi all’interno contenute hanno la caratteristica di essere rive­stite da glume e glumelle che non si liberano facilmente poiché sono molto aderenti al granello. Quindi il prodotto ottenuto per essere utilizzato deve subire un processo di pulitura (sfarratura) per l’eliminazione delle glume e glumelle. Questo antico metodo consiste nel molire le spighette con una macina in pietra in maniera da provocare la rottura ed il distacco delle varie parti.Terminata questa fase, si provvede alla separazione delle paglie dalla semola con un pulitore ad aria con una operazione lunga e laboriosa che spesso richiede an­che un finale intervento a mano per il pro­dotto destinato al consumo. Gli impieghi principali del farro sono riconducibili alla preparazione di zuppe e minestre con la semola o i chicchi interi, mentre ultimamente va affermandosi sem­pre più la riscoperta del pane a base di farro, per il suo caratteristico sapore ed aroma, e la produzione di pasta vera e propria (spaghetti, linguine, penne, ecc.) per la gioia delle diete. Da non dimenticare inoltre la prepara­zione di dolci con farina di farro (biscotti, crostate, ecc.) per la soddisfazione dei pa­lati più fini.

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