L’Abruzzo è una regione affascinante, piena di contrasti fra antico e moderno, in cui è radicato
il rispetto della tradizione e della natura.

 L’agricoltura e’ parte integrante della storia della Regione ,con un occhio rivolto al mercato per soddisfare le esigenze del consumatore moderno ed un altro alla tradizione per perpetuare un patrimonio  gastronomico che è vanto della gente d’Abruzzo.

 

Paesaggio ed Agricoltura

L‘Abruzzo è attraversato longitudinalmente dalla catena degli Appennini, da cui spiccano i massicci del GranSasso d’Italia (metri 2914) e dalla Maiella (metri 2795), oltre a numerosi altri rilievi, quali il Velino, il Sirente, etc. che precipitano quasi a picco sugli altopiani situati alle loro falde. Tra la montagna e il mare vi è tutta una serie di colline degradanti, ora in modo accentuato, ora dolcemente. Nel suo complesso il territorio regionale appartiene per oltre i 2/3 alla regione agraria di montagna e per il rimanente a quella di collina comprensiva, quest’ultima, di una zona pianeggiante costituita dalla fascia adriatica, dagli altopiani aquilano e del Fucino, dalla piana di Su/mano e dalle varie, numerose, piccole vallate dei fiumi e dei torrenti.

Tale ricchezza paesaggistico ha permesso il fiorire, sin da tempi remoti, di produzioni agricole diverse che hanno conquistato mercati nazionali ed esteri. Basti ricordare il vino, l’olio extravergine e lo zafferano.

Nelle pianure e nella fascia costiera l’agricoltura manifesta tutta la sua potenzialità con tecnologie moderne ed impianti d’avanguardia; di contro nelle zone montane, depauperate in passato da una massiccia emigrazione, trova espressione un ‘agricoltura tradizionale capace di offrire al visitatore prodotti altrove introvabili. Nei fazzoletti di terra, strappati alla montagna e coltivati con la tenacia e I ‘ostinazione tipica della gente abruzzese, è possibile trovare ancora piccole perle gastronomiche quali le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, le mele limoncella o piana, l’aglio rosso di Su/mano e tanti altri. Oggi nel paesaggio agricolo abruzzese si susseguono, partendo dalla zona costiera, opulenti orti e frutteti, vigne con il tipico allevamento a tendone, oliveti specializzati che, con le loro chiome verde intenso e verde argento, costituiscono lo sfondo caratteri-stico di numerosi centri della zona collinare. Le zone montane conservano ancora le vestigia di un fiorente allevamento ovino con quelli che erano i ripari dei pastori transumanti costituiti da costruzioni in pietra tuttora ben conservate o da recinti delimitati da muri a secco. Dove una volta era il Lago del Fucino, dopo un’opera ciclopica di bonifica che ha strappato al Lago terre molto fertili, ora è una vasta estensione di oltre 7 mila ettari (di cui circa 3 mila a patate, del tutto unica in Europa ove si producono ortaggi le cui caratteristiche di sapidità derivano oltreché dalla fertilità della terra, da tecniche rispettose dell’ambiente e dall’altitudine di medie montagne (700 m. slm) in cui eccezionalmente si svolge l’artico/tura. In conclusione possiamo affermare che / ‘Abruzzo è una regione “ideale”: lo scenario naturale spazio da mari di un azzurro profondo a montagne innevate mentre le raccolte dimensioni dei suoi paesi garantiscono ancora una vita “umana “.

 

CHE COS’È UN PRODOTTO TIPICO

 Non più tardi di cento anni, all’incirca dopo l’unità d’Italia, esistevano nel nostro Paese una miriade di prodotti agroalimentari e nell’ambito di uno stesso prodotto, la forma di diversificazione era grandissima. Il clima, le modalità colturali ed ambientali erano elementi non trascurabili nel processo produttivo che oggi ha subito un radicale cambiamento poiché il mercato ha preteso di uniformare e standardizzare i prodotti per obbedire a rigide leggi di trasformazione e di industrializzazione. Ma questa esigenza del “mercato “, questa ansia di modificare certezze e rapporti preesistenti, la introduzione di innovazioni tecnologiche hanno modificato i modi con cui si producono, si trasformano, si consu­mano i prodotti dell’agricoltura.La tecnica d’altro canto e la scienza hanno introdotto la catena del freddo, i conservanti, gli additivi, i coloranti. Accanto a questi processi tecnologici l’uomo moderno ha posto maggior attenzione all’igiene e alla sanità, ha riscoperto il prodotto genuino, fa “tifo” per il prodotto “tipico”. Il prodotto “tipico” è dunque quel prodotto che sopravvive alle esigenze del mercato moderno, è frutto di particolari tradizioni ed è legato a determinati luoghi di produzione e con caratteristiche organolettiche particolari.A volte è il clima, il terreno, le erbe spontanee, i pascoli di montagna, l’acqua, la esposizione dei campi, il soffiare dei venti, le pendenze di certi vigneti ed oliveti, le precipitazioni che danno una particolare valenza alle coltivazioni ed allevamenti e sfuggono ad ogni uniformità e ci consegnano prodotti particolari. Tali fattori naturali intrecciati a tecniche colturali ed abilità particolari con l’aggiunta di determinati ingredienti soggettivi e trasmessi da padre in figlio creano il prodotto tipico.Il prodotto tipico dunque è il frutto della tradizione e della esperienza di una cultura contadina non scritta, complessa e ricca che va purtroppo estinguendosi ma che va in qual­che modo salvaguardata. Basti citare ad esempio una coltura per tutti gli altri prodotti: lo zafferano